PER UNA NUOVA

Pinacoteca
Tosio Martinengo

2009-2018
Segui i lavori di restauro per la riapertura della Pinacoteca della città

Per una nuova Pinacoteca è la campagna di sensibilizzazione avviata da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia per riaprire la Pinacoteca Tosio Martinengo, chiusa dal 2009 per importanti lavori di restauro

dell’edificio e riallestimento del percorso espositivo. Dal momento della chiusura, gli oggetti sono stati collocati presso la sezione L’Ospite eccellente del Museo di Santa Giulia e presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra di Brescia.

10/01/2018

Chiude al pubblico la sezione Per una nuona Pinacoteca

Per organizzare i lavori di trasferimento delle opere nel Palazzo restaurato, dall'8 gennaio 2018 la sezione dedicata alla Pinacoteca presso il Museo di Santa Giulia chiude.

Sostienici


La Pinacoteca Tosio Martinengo riaprirà nel mese di marzo del 2018.


Per portare a termine tale impegno, accanto alle istituzioni c’è bisogno del sostegno di tutta la comunità, bresciana e non: una importante impresa collettiva per restituire la Pinacoteca alla città, dando nuovo impulso alla creazione del patrimonio culturale, fondamento della nostra identità e fonte dello sviluppo anche economico del nostro territorio.


1/ Art Bonus

Chiamata alle arti: mecenati di oggi per l’Italia di domani!
L'Art Bonus offre ai donatori la possibilità di avere un credito di imposta del 65%. L'agevolazione vale per qualsiasi importo: è sufficiente indicare correttamente la causale.

Tramite l’Art Bonus è possibile finanziare il restauro dei dipinti e dell’edificio della Pinacoteca Tosio Martinengo.

PROGETTI DA FINANZIARE


Palazzo Martinengo
Pinacoteca
Tosio Martinengo


costo intervento
€ 2.000.000,00


Andrea Solario
Cristo portacroce
e un certosino


costo intervento
€ 1.525


Giuseppe Tortelli
Convito di Baldassarre e
La cacciata di Eliodoro


costo intervento
€ 50.490


Pietro Marone
Il corteggio della
regina di Saba


costo intervento
€ 2.745


Faustino Bocchi
La caccia al pulcino
e Il guastafeste


costo intervento
€ 1.300

2/ Dona ora

Anche tu puoi partecipare al progetto con un prezioso gesto. Il tuo contributo sarà utilizzato per sostenere piccoli interventi di restauro e manutenzione delle opere.

CARTA DI CREDITO

BONIFICO BANCARIO

IBAN IT 50 H 03111 11210 000000056864 causale: per una nuova pinacoteca

PRESSO I MUSEI

presso la biglietteria del Museo di Santa Giulia, di Brixia. Parco archeologico di Brescia romana e del Museo delle Armi Luigi Marzoli

I nuovi gadget con il marchio PER UNA NUOVA PINACOTECA sono stati realizzati per l’occasione da Fondazione Brescia Musei e si possono ricevere in regalo effettuando una donazione.

I NOSTRI SOSTENITORI

almag

Associazione ex dirigenti del Gruppo Banca Lombarda e Piemontese

Soroptimist International d’Italia

IL PROGETTO

La Pinacoteca
Tosio Martinengo
di Brescia

SEGUICI SU

LA STORIA
DELLA PINACOTECA

La storia della Pinacoteca

In virtù del lascito della sua collezione al Comune di Brescia, decretato per testamento nel 1832, Paolo Tosio (1775-1842) fu il vero e proprio fondatore della Civica Pinacoteca bresciana, che aprì i battenti nel 1851 nella dimora a lui appartenuta. Nella configurazione complessiva della raccolta, di gusto aggiornatissimo e cosmopolita, il ruolo preminente era riservato alle opere commissionate o acquistate da artisti contemporanei del calibro di Antonio Canova, Francesco Hayez e Berthel Thorvaldsen. I quadri di pittura antica – tra i quali due capolavori giovanili di Raffaello – rivelano un preciso indirizzo di gusto, orientato al classicismo bolognese e centro-italiano e interessato soprattutto ai maestri del primo Cinquecento - Lorenzo Lotto, Fra Bartolomeo, Andrea Solario - ammirati per la grazia e per la dolcezza, tra il religioso e il sentimentale, delle loro figure.

LA NUOVA PINACOTECA
TOSIO MARTINENGO

La nuova Pinacoteca
Tosio Martinengo

A marzo 2018 riapre la storica sede della Pinacoteca Tosio Martinengo, il palazzo Martinengo Da Barco antica dimora nobiliare cittadina riconvertita in Museo sul finire dell’Ottocento, quando alla bella facciata seicentesca se ne aggiunse una nuova, di gusto neorinascimentale, posta ad abbellire la piazzetta aperta per l’occasione e in seguito dedicata al pittore Alessandro Moretto. I lavori hanno restituito la piacevolezza degli ambienti, grazie al restauro degli affreschi e dai nuovi allestimenti. Sono inoltre riemerse pregevoli tracce dell’antica decorazione della loggia che animava il primo piano del bel porticato con colonne ioniche che costituisce la corte interna, documento dell’elegante dimora cinquecentesca, poi ristrutturata e ampliata in più fasi, tutte leggibili, tra Seicento e Settecento.

Nelle sale, la storia dell’arte italiana si intreccia con quella della cultura figurativa della città di Brescia: le opere della raffinata raccolta appartenuta a Paolo Tosio – dall’Angelo e al Redentore di Raffaello alla Eleonora d’Este di Canova – si affiancano allo Stendardo di Orzinuovi di Vincenzo Foppa, all’Adorazione dei pastori di Savoldo e allo straordinario nucleo dei dipinti di Giacomo Ceruti, celebri e rappresentativi esempi della pittura bresciana, nota per la sua attenzione alla realtà. Completano il percorso, affiancate ai capolavori pittorici, le opere più pregevoli della ricca collezione civica di arti decorative, e in particolare la straordinaria collezione di vetri di Murano dei secoli XVI-XVIII.

LA COLLEZIONE
TOSIO MARTINENGO

La collezione

Il cuore della Pinacoteca Civica è costituito dalla pittura bresciana del Rinascimento, che ebbe i suoi principali interpreti in Vincenzo Foppa, Giovanni Gerolamo Savoldo, Girolamo Romanino e Alessandro Moretto. Benché presentino tra loro caratteri distinti, le opere di questi maestri rivelano un fondamento comune, che rende ancora oggi plausibile parlare di una scuola bresciana: un linguaggio nel quale l’approfondimento realistico e lo studio dei fenomeni luministici si coniugano con un registro espressivo di grande immediatezza, che privilegia uno sguardo schietto sulle cose e sulle persone, rifuggendo ogni tentazione aulica o retorica.

La Pinacoteca Tosio Martinengo custodisce numerose opere dei secoli XVII e XVIII: si tratta per lo più di dipinti ‘da cavalletto’, ovvero quadri di piccole dimensioni, destinati a decorare gli interni domestici. I temi e i generi sono spesso derivati – o largamente influenzati – da quella fiamminga e olandese: si tratta di paesaggi e marine, nature morte, dipinti di animali, scene bucoliche e burlesche. A questi soggetti si affiancano, nel solco della tradizione cinquecentesca, i ritratti e le storie sacre e profane. In ambito bresciano, meritano attenzione i cosiddetti "pittori della realtà" come Giacomo Ceruti, noto con il soprannome di Pitocchetto per la sua propensione a raffigurare mendicanti e persone di umile estrazione (“pitocchi” appunto), Ceruti trascorse a Brescia gli anni dal 1721 al 1734, realizzando fra l’altro la serie di pitture conosciuta come ‘ciclo di Padernello’, alla quale appartengono I calzolai, La scuola di ragazze, La filatrice e L’incontro nel bosco. Pur rientrando nella tradizione della scena di genere, le sue composizioni a tema pauperistico si distinguono, fra l’altro, per la naturalistica restituzione delle fisionomie, mai stereotipate, e per la rinuncia al grottesco, a favore di una intensità espressiva che ha il carattere del ritratto.

LA STORIA
DELLA PINACOTECA

LA NUOVA PINACOTECA
TOSIO MARTINENGO

LA COLLEZIONE
TOSIO MARTINENGO

La storia della Pinacoteca

In virtù del lascito della sua collezione al Comune di Brescia, decretato per testamento nel 1832, Paolo Tosio (1775-1842) fu il vero e proprio fondatore della Civica Pinacoteca bresciana, che aprì i battenti nel 1851 nella dimora a lui appartenuta. Nella configurazione complessiva della raccolta, di gusto aggiornatissimo e cosmopolita, il ruolo preminente era riservato alle opere commissionate o acquistate da artisti contemporanei del calibro di Antonio Canova, Francesco Hayez e Berthel Thorvaldsen. I quadri di pittura antica – tra i quali due capolavori giovanili di Raffaello – rivelano un preciso indirizzo di gusto, orientato al classicismo bolognese e centro-italiano e interessato soprattutto ai maestri del primo Cinquecento - Lorenzo Lotto, Fra Bartolomeo, Andrea Solario - ammirati per la grazia e per la dolcezza, tra il religioso e il sentimentale, delle loro figure.

La nuova Pinacoteca
Tosio Martinengo

A marzo 2018 riapre la storica sede della Pinacoteca Tosio Martinengo, il palazzo Martinengo Da Barco antica dimora nobiliare cittadina riconvertita in Museo sul finire dell’Ottocento, quando alla bella facciata seicentesca se ne aggiunse una nuova, di gusto neorinascimentale, posta ad abbellire la piazzetta aperta per l’occasione e in seguito dedicata al pittore Alessandro Moretto. I lavori hanno restituito la piacevolezza degli ambienti, grazie al restauro degli affreschi e dai nuovi allestimenti. Sono inoltre riemerse pregevoli tracce dell’antica decorazione della loggia che animava il primo piano del bel porticato con colonne ioniche che costituisce la corte interna, documento dell’elegante dimora cinquecentesca, poi ristrutturata e ampliata in più fasi, tutte leggibili, tra Seicento e Settecento.

Nelle sale, la storia dell’arte italiana si intreccia con quella della cultura figurativa della città di Brescia: le opere della raffinata raccolta appartenuta a Paolo Tosio – dall’Angelo e al Redentore di Raffaello alla Eleonora d’Este di Canova – si affiancano allo Stendardo di Orzinuovi di Vincenzo Foppa, all’Adorazione dei pastori di Savoldo e allo straordinario nucleo dei dipinti di Giacomo Ceruti, celebri e rappresentativi esempi della pittura bresciana, nota per la sua attenzione alla realtà. Completano il percorso, affiancate ai capolavori pittorici, le opere più pregevoli della ricca collezione civica di arti decorative, e in particolare la straordinaria collezione di vetri di Murano dei secoli XVI-XVIII.

La collezione

Il cuore della Pinacoteca Civica è costituito dalla pittura bresciana del Rinascimento, che ebbe i suoi principali interpreti in Vincenzo Foppa, Giovanni Gerolamo Savoldo, Girolamo Romanino e Alessandro Moretto. Benché presentino tra loro caratteri distinti, le opere di questi maestri rivelano un fondamento comune, che rende ancora oggi plausibile parlare di una scuola bresciana: un linguaggio nel quale l’approfondimento realistico e lo studio dei fenomeni luministici si coniugano con un registro espressivo di grande immediatezza, che privilegia uno sguardo schietto sulle cose e sulle persone, rifuggendo ogni tentazione aulica o retorica.

La Pinacoteca Tosio Martinengo custodisce numerose opere dei secoli XVII e XVIII: si tratta per lo più di dipinti ‘da cavalletto’, ovvero quadri di piccole dimensioni, destinati a decorare gli interni domestici. I temi e i generi sono spesso derivati – o largamente influenzati – da quella fiamminga e olandese: si tratta di paesaggi e marine, nature morte, dipinti di animali, scene bucoliche e burlesche. A questi soggetti si affiancano, nel solco della tradizione cinquecentesca, i ritratti e le storie sacre e profane. In ambito bresciano, meritano attenzione i cosiddetti "pittori della realtà" come Giacomo Ceruti, noto con il soprannome di Pitocchetto per la sua propensione a raffigurare mendicanti e persone di umile estrazione (“pitocchi” appunto), Ceruti trascorse a Brescia gli anni dal 1721 al 1734, realizzando fra l’altro la serie di pitture conosciuta come ‘ciclo di Padernello’, alla quale appartengono I calzolai, La scuola di ragazze, La filatrice e L’incontro nel bosco. Pur rientrando nella tradizione della scena di genere, le sue composizioni a tema pauperistico si distinguono, fra l’altro, per la naturalistica restituzione delle fisionomie, mai stereotipate, e per la rinuncia al grottesco, a favore di una intensità espressiva che ha il carattere del ritratto.

L'opera di Raffaello "Cristo Redentore benedicente" (1505-1506 circa) raccontata da Roberta D'Adda, conservatore di Fondazione Brescia Musei

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